Lavori teatrali
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Non tutti i Santi vengono per nuocere
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“NON TUTTI I SANTI VENGONO PER NUOCERE”

Commedia brillante in due atti e un quadro di Aldo Cirri

Silvestro è un aiuto archivista che l’amministrazione dell’archivio segreto del Vaticano ha dimenticato nello scantinato. Silvestro si occupa della prima selezione e catalogazione degli antichi testi ancora nascosti nelle viscere dell’archivio e, da anni, ha continuato a svolgere umilmente il suo lavoro, senza che nessuno si ricordi più di lui. Un giorno Silvestro, tra alcuni antichi libri, trova un manuale con un corso per diventare santo. Silvestro se lo studia e impara a fare i miracoli. Il terremoto in Vaticano è enorme, perfino il Papa si interessa a lui. Ma i Santi sono sempre stati soggetti difficili da trattare per la Chiesa quindi, per evitare che anche questo nuovo “San Silvestro” combini una marea di guai come i suoi predecessori, qualcuno, dall’alto, lo dovrà convincere che, nonostante la santità, è bene che rimanga a fare l’archivista così, lui non avrà guai dal mondo ed il Vaticano non avrà la necessità di correre dietro ad un nuovo santo per controllare tutto quello che combina.

Commedia finalista alla 55° edizione del Premio "Vallecorsi".

 Personaggi:

Silvestro                           archivista aggiunto                           Pippo Bressanelli

Nunzio                             archivista                                         Andrea Gandolfi

Dottoressa Pazienza          direttrice di sezione                           Chiara Tavola

Monsignor Ciborio             sovrintendente archivio segreto          Armando Panzeri

Suor Fulgenzia                 addetta alle pulizie dell’archivio           Nadia Paggi

Suor Andreina                 addetta alle pulizie dell’archivio           Stefania Aldè

Fernanda                         archivista                                        Chiara Bellingardi

Cardinale Konzert            prefetto dell’archivio segreto Vaticano  Alfredo  Vassena

Regia di Aurelio Ballerini

Aiutanti di scena: Maria Teresa Crippa  Ottavio Mangola

Era meglio andare all'inferno
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ERA MEGLIO ANDARE ALL’INFERNO

COMMEDIA COMICO SURREALE IN DUE ATTI DI CAMILLO VITTICI

Benito e Nicola sono amici di vecchia data . Sebbene in pensione, non hanno perso l’abitudine di ritrovarsi all’osteria, davanti ad un fiasco di buon vino. Ma una sera, di vino ne tracannano troppo e, nel tornare a casa in bicicletta, hanno un incidente, cadono nel canale,  perdono i sensi e
si ritrovano … in Paradiso.  Proiettati così improvvisamente in questa nuova realtà, si trovano increduli e frastornati. Saranno raggiunti ben presto anche dalla rispettive mogli.  Il clima di quiete dell’ ambiente viene sovvertito dai nuovi arrivati che hanno la pretesa di ristrutturare il Sistema ormai collaudato da secoli.
Come se la caveranno i due amici nel susseguirsi delle situazioni nelle quali saranno coinvolti?  Sogno, incubo o … realtà?

PERSONAGGI ed INTERPRETI

 

Nicola

Marito di Florinda

Alfredo Vassena

 

Florinda

Sua moglie

Nadia Paggi

 

Benito

Marito di Brigida

Armando Panzeri

 

Brigida

Sua moglie

Stefania Aldè

 

Primo Angelo

Secondo Angelo

Primo Santo

Secondo Santo

Arcangelo Gabriele

Piccoli Angeli

Chiara Bellingardi

 

Giuditta Brambilla

 

Dario Virnuccio

 

Andrea Granata

 

Chiara Tavola

 

Arianna e Paola Riva

 

Regia di Aurelio Ballerini

 

 

 

 

Aiutanti di scena

Maria Teresa Crippa

Ottavio Mangola

 

Il malato immaginario
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Il malato immaginario di Molière (1673)

Il malato immaginario è l’ultima commedia di Molière (1673). È una commedia-balletto (commedia con intermezzi di balletti tra un atto e l’altro) sul tema dell’incompetenza e avidità dei medici. Presenta una figura sociale, attuale anche oggi: l’ipocondriaco, ovvero il malato immaginario.

Molière è capace di attingere alle fonti più disparate, dalla Commedia dell’Arte alla farsa popolare del teatro medievale e alla produzione spagnola contemporanea, per soddisfare l’esigenza principale di divertire il pubblico attraverso gli strumenti della «verità» e della «naturalezza».

La trama

Il malato immaginario narra le vicende di Argante, il credulone beffato, un uomo ricco, che vive circondato da medici e farmacisti imbroglioni, perché si crede perennemente malato.

Sua figlia Angelica ama ed è riamata da un bravo giovane, Cleante, ma il malato immaginario pensa di farle sposare un giovane imbecille e ridicolo ma figlio di un medico, per avere così un dottore in famiglia sempre a sua disposizione.

Sua moglie Belinda (matrigna di Angelica) è una donna avida e meschina, che disprezza il marito e vorrebbe mandare la figliastra in convento per impadronirsi della sua dote.

Suo fratello Beraldo e la serva Tonietta tentano di ricondurlo alla ragione. Lo convincono a fingersi morto per mettere alla prova l’affetto della moglie e della figlia. Argante scopre così l’ipocrisia della prima e la sincerità della seconda.

La commedia si conclude con la promessa delle giuste nozze tra Angelica e Cleante e una buffonesca investitura di Argante stesso a medico.

Il pomeriggio del 17 febbraio 1673 Molière andò in scena a Parigi con il suo malato immaginario. Egli stesso interpretava la parte di Argante. Molière era veramente malato e arrivò alla fine della rappresentazione in preda alle convulsioni, che il pubblico credette previste dal copione. Qualche ora più tardi, morì.

Il berretto a sonagli
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Il berretto a sonagli

Il berretto a sonagli è una commedia in due atti dello scrittore e autore teatrale italiano Luigi Pirandello.
Il titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti.

La storia si svolge in una cittadina siciliana dell'interno, nel tempo presente.

TRAMA

Primo atto

Tradita e vilipesa, Beatrice cede ai suoi umori mutevoli, e – convinta dalla Saracena – decide di convocare a sé il delegato Spanò per sporgere denuncia per adulterio nei confronti del marito. Nulla può la vecchia donna di servizio Fana, che con tutte le sue forze aveva cercato di convincere Beatrice a desistere.

Il delegato Spanò, chiamato a casa di Beatrice, cerca di sottrarsi dall'ingrato compito di accettare la denuncia per poi dover indagare il Cavaliere e coglierlo in flagrante. Messo alle strette, deve alla fine cedere alle insistenze di Beatrice.

Il primo atto si chiude con una visita di Ciampa a casa di Beatrice. Cerca di convincerla a considerare i gravi problemi che comporterebbe una denuncia. Rimane implicito che in questo caso – per salvare il nome macchiato della famiglia Ciampa – egli sarebbe costretto a fare una pazzia e a uccidere la traditrice Nina. Ciampa quindi invita Beatrice ad usare la ragione e a dare una giratina allo strumento: BEATRICE: Lo strumento? Che strumento? CIAMPA: La corda civile, signora. Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d'orologio in testa.
(Con la mano destra chiusa come se tenesse tra l'indice e il pollice una chiavetta, fa l'atto di dare una mandata prima sulla tempia destra, poi in mezzo alla fronte, poi sulla tempia sinistra.)
La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. ‑ Ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati. ‑ Non si può. ‑ Io mi mangerei ‑ per modo d'esempio ‑ il signor Fifì. ‑ Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa: ‑ «Oh quanto m'è grato vedervi, caro il mio signor Fifì!». Capisce, signora? Ma può venire il momento che le acque s'intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr'otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!»

Secondo atto

Il secondo atto si apre in un contesto completamente diverso: dopo che la perquisizione nell'ufficio del Cavaliere ha portato all'arresto di quest'ultimo e di Nina. Ciò che Beatrice non sa è che il delegato Spanò, per non compromettersi con il Cavaliere, ha evitato di partecipare all'azione mandando invece sul posto un suo collega calabrese, il quale ha – con tutta probabilità – colto in flagrante la coppia adultera. Per non mettersi contro il Cavaliere e per evitare che Ciampa uccida la moglie, il delegato Spanò cerca di imbrogliare le carte negando che l'arresto sia stato motivato dall'adulterio; lo spiega invece con un presunto attacco d'ira: provocato dalla perquisizione, il Cavaliere sarebbe montato su tutte le furie oltraggiando le forze dell'ordine. 

Personaggi

  • Beatrice Fiorica: propensa agli sbalzi di umore, la signora Fiorica è fuori di sé a causa del tradimento del marito, il quale approfitta della sua altissima posizione sociale tradendola con la moglie del suo segretario, il signor Ciampa.
  • La Saracena: secondo la gente del luogo, è «una donna insieme alla quale in questa città è meglio non farsi vedere.» È lei che consiglia a Beatrice di vendicarsi denunciando il tradimento.
  • Fana: ha contribuito, in anni passati, ad allevare Beatrice quand'era piccola (presso la famiglia Labella) ed è probabilmente la persona che la conosce meglio. Invita Beatrice alla calma ed alla diplomazia.
  • Fifì Labella: avendo contratto debiti al gioco, cerca l'appoggio della sorella Beatrice, benché sia in genere disposto a comportarsi come meglio dettano le opportunità. Pur essendo di famiglia benestante, non ha diretto accesso ai beni della famiglia Labella.
  • Ciampa: nel ruolo di becco, di uomo tradito, ha il dovere di evitare gli scandali e tenere pulito il nome della sua famiglia. In caso contrario, sarà costretto ad uccidere la moglie per salvare la faccia e l'onore. È quindi nettamente contrario ad ogni denuncia che renda pubblico il tradimento della moglie.
  • Nina: moglie di Ciampa, pare abbia mostrato con spudoratezza i gioielli ricevuti in dono dal cavaliere, fino al giorno in cui viene vista in paese dalla Saracena, che riferirà il tutto a Beatrice.
  • Assunta: vedova Labella, dunque madre di Beatrice.
  • Delegato Spanò: tipico vicecommissario di provincia: è soggetto agli ordini del Cavaliere ed ha in un certo senso anche il ruolo di avvocato di famiglia. Incapace di decidere e di volere, rappresenta in qualche modo la visione, alquanto negativa, che Pirandello aveva dello stato.

Però lo scandalo è ormai nato ed è assai difficile che la gente del posto, ormai al corrente dell'arresto, possa credere veramente alla versione di Spanò. Ciampa riesce a capovolgere la situazione in suo favore proponendo di avvalorare la tesi del delegato con uno stratagemma: bisognerà far credere a tutti che Beatrice sia pazza e che il tradimento del Cavaliere sia stato una sua montatura. L'idea di Ciampa piace a tutti tranne naturalmente a Beatrice. Messa sotto pressione da sua madre e dal fratello Fifì, Beatrice viene però indotta a convincersi che sia meglio – per il bene di tutti – recitare il ruolo della pazza e farsi quindi ricoverare per qualche tempo in una casa di cura. Come Beatrice impara a sue spese, mostrare in faccia a tutti la nuda verità si rivela quindi assai problematico: «BEATRICE. Pazzo da chiudere sarete voi!
CIAMPA. Nossignora, Lei. Per il suo bene! E lo sappiamo tutti qua, che Lei è pazza. E ora deve saperlo tutto il paese. Non ci vuole niente, sa, signora mia, non s'allarmi! Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che Lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!»

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